Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università di Parma: «L’Oms ha sottovalutato il peso dei portatori asintomatici nella diffusione del virus»
Da più parti c’è l’esortazione verso il governo e le autorità sanitarie perché si aumenti in modo massiccio il numero di tamponi eseguiti in Italia, addirittura allargando lo screening all’intera popolazione e suggerendo alcune metodologie sull’esempio di altri Paesi, in primis la Corea del Sud. A favore dell’allargamento mirato Susanna Esposito, presidente WAidid e professore ordinario di Pediatria all’Università di Parma: «Sono settimane che lo dico.
Una delle obiezioni è che il tampone è «la fotografia di un istante»: sono negativo oggi e positivo domani. «Può essere, ma intanto chi è positivo verrebbe isolato e non continuerebbe a contagiare. I sani che, per esigenze varie, devono uscire dovrebbero indossare la mascherina, proprio per ovviare a questo problema».
La seconda obiezione: come faccio a fare i test in sicurezza, dove trovo gli operatori che vadano nelle case? «L’hanno fatto in Germania e a Bologna, ci sono questi tendoni e il metodo “drive-through”: potrei farlo anche se ho un po’ di febbre, tanto sono in macchina da solo. Adesso si sta facendo in modo che chi ha 37 di febbre sta a casa tre giorni, poi, appena gli passa, esce».«Molti Paesi sono più “aggressivi” di noi: anche le terapie a base di cocktail di antivirali sono più efficaci, quando prescritte subito.
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