Dietro la corsa a nuovi posti in terapia intensiva, gli errori del passato
La guerra si vince o si perde nelle terapie intensive, i reparti in cui i pazienti più gravi vengono sottoposti a cure ad alta intensità, con attrezzature e tecnologie avanzate, per salvaguardare funzioni vitali compromesse come quelle cardiache o respiratorie. Sin dall’inizio della pandemia si è stimato che circa il 10% dei contagiati da Covid-19 necessita della massima assistenza ospedaliera. Attualmente i pazienti in terapia intensiva 2257.
Questo sforzo è stato massimo in Lombardia, dove l’emergenza è esplosa prima che nel resto d’Europa e più che in qualunque parte del mondo, a parte la provincia cinese di Hubei. Basti dire che al 18 marzo registra 1959 morti su circa 10 milioni di abitanti. Tutta la Cina ha 3250 morti su 1,4 miliardi di abitanti. Le province di Brescia e Bergamo registrano 8100 casi di contagio, più dei casi attivi di tutta la Cina.
Consideriamo per esempio la Puglia, una regione del Sud di medie dimensioni che ha individuato il suo «paziente 1» il 24 febbraio. Prima del coronavirus, aveva 300 posti letto in terapia intensiva divisi in 32 ospedali, sia pubblici che privati accreditati. Il piano prevede di riservarne 54 solo ai pazienti Covid-19, e di aggiungerne altri 252, di cui 144 in sei ospedali pubblici provinciali e 108 in strutture ecclesiastiche e private con specifici requisiti.
Tra il 2000 e il 2017 in Italia il numero dei posti letto pro capite negli ospedali pubblici e privati è calato di circa il 30%, arrivando a 3,2 ogni 1.000 abitanti. La media dell’Unione europea è prossima a 5. In Italia gli ospedali pubblici sono il 51,8% e quelli privati il 48,2%. Ma i primi garantiscono quasi l’80% dei posti letto.
Le politiche di razionalizzazione del sistema sanitario mettono sempre nel mirino i reparti di terapia intensiva. Gli standard di efficienza dei reparti stabiliscono che un utilizzo medio dell’80/90% dei posti letto durante l’anno deve essere ritenuto «efficiente». Le terapie intensive hanno un tasso medio di occupazione più basso, perché servono per urgenze non programmabili.
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