Tornerà tutto come prima e la parte decisiva la faranno i cittadini.
Ore 8 di una mattina qualunque nell’epoca del Coronavirus. Poche auto in giro, bar chiusi e anche le persone per strada sono diminuite, la maggior parte sono fuori con il cane. Elemento che le mette in regola purché siano dotate di autocertificazione. Si può reagire in due modi. Con la tristezza e la rabbia di un carcerato prigioniero di una vita distopica indeciso se ribellarsi o sfogarsi sui social o con la positività di chi ha davanti agli occhi un segnale positivo.
E le strade vuote, le distanze di sicurezza osservate nei luoghi rimasti aperti, le mascherine indicano che abbiamo imparato. Ora possiamo dircelo se continuiamo così e se l’Italia intera continuerà così tutto tornerà come prima, passerà tutto. E soprattutto i piani straordinari per resistere a questa guerra possono innescare un nuovo rinascimento. Ma non abbassiamo la guardia.
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Coronavirus, Palermo si ferma: la quiete prima della tempesta - La StampaPALERMO. Una doccia fredda su Palermo, accompagnata dalla pioggia che ieri ha interrotto un lungo periodo di sole e caldo. La città si è svegliata bruscamente dal sogno della normalità, la stessa che ha continuato a cullare nonostante l’allarme si avvicinasse sempre di più. Normalità che ieri scorreva sulle facce dei cinquemila turisti sbarcati al porto dalla Msc Grandiosa arrivata da Genova, con la sola precauzione del lavarsi le mani a bordo prima di andare in giro. Oggi poca gente per strada, un silenzio irreale, vuoti i mezzi pubblici, deserte le bancarelle dei mercati popolari. Nella notte, dopo l’annuncio del premier Conte, la corsa all’unico supermercato del centro aperto ventiquattro ore su ventiquattro, con resse e code che facevano a pugni con le norme di sicurezza. Poi, stamattina, il silenzio. D’altronde, è tutta la città a essersi fermata: chiusa fino al 18 marzo l’assemblea regionale siciliana – cioè il Parlamento autonomo della Regione -, chiuso fino alla stessa data il consiglio comunale, blindata la procura, chiusi gli sportelli comunali e quelli giudiziari, sospese le udienze, se non quelle urgenti. Mentre continua la corsa del sistema sanitario ad attrezzarsi in vista del temuto dilagare dell’epidemia, ancora molto circoscritta: solo 54 i casi accertati (con un rallentamento ieri, solo un nuovo caso registrato) e 19 i ricoverati. Ma si fa strada la consapevolezza che sia la quiete che precede la tempesta, non foss’altro per il fatto che negli ultimi giorni sono tornate in Sicilia almeno 12 mila persone dal nord Italia: tante sono quelle che si sono registrate al portale della Regione siciliana per farsi tracciare. Al momento la rete ospedaliera conta solo 346 posti in terapia intensiva, dei quali appena 21 dedicati ai contagiati: obiettivo è averne 470 entro la fine del mese, 140 per affrontare l’emergenza virus. Ancor più drammatica la situazione dei reparti di Malattia infettive: l’altro giorno un solo malato ha messo in crisi in sistema a Paler
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La lotta tra le due curve che ci salverà dal coronavirus - La StampaDa giorni i matematici di tutta Italia hanno gli occhi puntati su due curve. La prima è una curva logistica, la seconda è esponenziale. Il prevalere dell’una o dell’altra stabilirà nei prossimi giorni se il Paese riuscirà a salvarsi dal coronavirus oppure se finiremo con un numero esorbitante di contagiati e il servizio sanitario al collasso a causa dei ricoveri. Questa lotta silenziosa, animata dalla danza dei numeri che s’inerpicano sull’asse delle coordinate, in questo momento è l’unica cosa che conta. Il futuro ha una chiarezza matematica lontana dal caos dei pronto soccorso, dalla comunicazione del governo, dalle polemiche: se i contagi seguiranno la prima linea sarà bene, se invece seguiranno la seconda sarà male. La curva logistica, dopo essere cresciuta in una fase iniziale, raggiunge un culmine e poi si flette verso il basso. Quello sarà il momento della speranza. Una curva esponenziale, invece, cresce di continuo. O almeno fino a quando il Paese è in grado di reggere la situazione. Ecco perché questa battaglia è diventata fondamentale. Ed ecco perché in questi giorni le istituzioni stanno inasprendo i provvedimenti di isolamento: in Italia non sono mai state prese decisioni così drastiche dal Dopoguerra a oggi. Tra i matematici che stanno seguendo l’evolversi di queste due linee ci sono l’astrofisico Alessio Traficante e i fisici Daniele Teresi e Dario Buttazzo. Negli ultimi giorni hanno pubblicato due articoli spiegando come, dal loro modello matematico, si evincesse che per fortuna i contagi stavano seguendo la curva logistica. Un messaggio che faceva ben sperare nell’efficacia delle restrizioni fin qui prese. Ma oggi questo modello è messo in crisi dagli ultimi aggiornamenti. Spiega Traficante: “I modelli come il nostro si basano sulla solidità dei dati. Purtroppo in queste ultime ore si è scoperto che 300 casi conteggiati il 6 marzo in realtà si riferivano a giorni precedenti. Questo errore è dovuto a un ritardo nell’invio dei dati alla Protezione civi
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