Prova di forza sul Mes. Il M5S: no al prestito. Il Pd: siete miopi. E Conte prende anco...
Il problema dunque non è solo il voto parlamentare, è l’urgenza di decidere come finanziare lo scostamento di luglio. «Possibile che siamo bloccati su una questione ideologica e nominalistica? - si sfoga un ministro - Fare altro debito pubblico pur di non usare il Mes ci costerebbe 500 milioni all’anno». Così i dem spiegano l’accelerazione di Zingaretti, sostenuta con forza da Dario Franceschini.
Ma non è certo questo l’obiettivo di Zingaretti e compagni, stando a quel che ripete Franceschini nelle riunioni riservate: «Ogni nostra critica è per rafforzare l’esecutivo, non certo per farlo cadere». Ragionamenti simili ascolta chi parla con Matteo Renzi, che da quando ha raggiunto una tregua con Conte si è messo a puntellarlo.
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Con il Mes più credibili in Ue«Sul Mes decide l’Italia». Questa è stata la reazione (piccata) del premier Giuseppe Conte all’intervista che Angela Merkel ha dato a diversi quotidiani europei. In un passaggio, la Cancelliera spiega che strumenti come il Mes «sono stati creati e non dovrebbero restare inutilizzati». La leader tedesca non intende né rivolgersi a un Paese in particolare né – certamente – dare un consiglio su come gestire le politiche fiscali nazionali. Ha semplicemente spiegato che a fronte di una crisi straordinaria servono risorse straordinarie, per questo, l’Europa ha messo in campo finanziamenti senza precedenti che dovrebbero essere usati da tutti. Nessun leader dell’Unione ha reagito a un’affermazione tanto ovvia quanto veritiera. Solo Conte si è sentito in dovere di rispondere. Con un’altra ovvietà: «A fare i conti in Italia sono solo io». È chiaro che Angela Merkel non aspira a gestire i conti italiani. Il suo messaggio è un altro. L’Europa in questa crisi si è mossa molto velocemente mettendo a disposizione diversi strumenti. Alcuni possono essere usati nell’immediato per far fronte alla fase d’emergenza, altri strumenti saranno disponibili dal prossimo anno e dovranno essere usati per la fase di ricostruzione. I primi ammontano a circa 570 miliardi di prestiti da destinare all’occupazione con il fondo Support to Mitigate Unemployment Risks in an Emergency (Sure), alla sanità con il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) e ai progetti delle piccole e medie imprese con il ricorso alla Banca europea degli investimenti (Bei). I suddetti finanziamenti sono già disponibili e la Merkel si augura che vengano adoperati proprio dai Paesi che più sono stati colpiti dalla crisi come la Spagna e l’Italia. I secondi sono definiti nel programma Next Generation Eu. Si tratta di ulteriori 750 miliardi di euro. Il negoziato è in corso. Sarà la leader tedesca a guidarlo a partire dal primo luglio quando inizierà la presidenza dell’Unione. Dovrà convincere i quattro Paesi frugali (Olanda, Aust
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